fogliani2Lo afferma Corrado Sforza Fogliani in un’intervista al Sole 24 Ore .

“Il mio cruccio e’ di non essere riuscito a far capire che la fiducia nel Paese tornera’ quando la casa sara’ di nuovo, per milioni di italiani, motivo di fiducia per il futuro. Non e’ un caso se la curva dei consumi segue quella dei valori immobiliari: avere alla spalle un valore di 200 mila euro e’ una garanzia per chi vuole consumare, ma se questo valore scende a 70 mila, perche’ questa e’ la realta’, cosa ci si aspetta? Con Monti si e’ rotto il rapporto tra contribuente proprietario e Stato e si sono persi 1.500-2.000 miliardi di valore grazie alle patrimoniali che hanno distrutto il mercato”.. Quanto alla riforma del catasto, Sforza Fogliani spiega: “E’ una grossa incognita e io m’intestardisco a dire che non e’ detto che sara’ come si teme. Siamo riusciti a introdurre nella legge delega importanti elementi di controllo: la pubblicazione dell’algoritmo per le nuove rendite catastali, e l’invarianza di gettito a livello locale, che sembra ormai essere stata recepita in una modifica alle bozze del decreto legislativo. Ma soprattutto il catasto non sara’ una mazzata nella misura in cui gli italiani non vorranno che lo sia. Un successo di Confedilizia e’ stato anche lo stop al passaggio delle funzioni catastali ai Comuni – prosegue -: temevamo, a ragione, che i Comuni potessero arrivare a determinare le rendite catastali, in sostanza mettendo il meccanismo della base imponibile nelle mani di chi e’ parte interessata. Avevamo impugnato anche le ‘nuove’ rendite catastali entrate in vigore nel 1992, basate sui valori catastali e invertendo il dettato legislativo che durava sin dalla nascita dello Stato unitario. Vincemmo ma Andreotti blindo’ con una legge il decreto e la Consulta, in sostanza, li lascio’ in vita perche’ allora la riforma del catasto sembrava alle porte. E infatti si e’ visto: sono passati 23 anni”. “Tornare alla tassazione dei redditi e’ una battaglia difficile, che presupporrebbe di ricavare altrove le imposte comunali – sottolinea il presidente di Confedilizia -. Ma certo non ha senso tassare qualcosa se non si ha prodotto. Se si potessero applicare le imposte non sui valori catastali ma semplicemente su quelli a bilancio, e a questo Confedilizia sta pensando, come era con l’imposta sui fabbricati, ciascuno denuncerebbe il reddito ritratto e su quello pagherebbe”.

Fonte: Immobilnews.it

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